IL GAZZETTINO - Troppe spese, ville venete "in saldo" schiacciate da tasse e manutenzioni, di Umberto Sarcinelli

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Villa Veneta è sinonimo di nobiltà, nobiltà è sinonimo di proprietà, proprietà è sinonimo di ricchezza. Ergo chi possiede una villa veneta è ricco e si può permettere di mantenere il lusso di una dimora storica o di un castello. Ma il sillogismo non funziona nel terzo millennio e nella realtà della terraferma che fu della Dominante. Anzi. Chi possiede una delle quasi 4000 ville storiche censite dall’Associazione Ville Venete è alle prese con problemi molto difficili da risolvere, tra vincoli architettonici, obbligo di manutenzioni continue e costose, tassazioni insostenibili e un sistema legislativo e territoriale che trasforma ogni iniziativa in un percorso di guerra. Risultato: chi può vende. E chi non può sopravvive nella frustrante condizione di essere fortunato proprietario di beni culturali e sfortunato imprenditore della loro valorizzazione.
Emblematico è il caso del castello del Catajo, che contiene un importante ciclo d’affreschi del Lotti, una cartografia cinquecentesca del mondo che trova paragoni sono in Vaticano, ha una magnifica scala in pietra di quindi metri, adatta anche ai cavalli che porta a una terrazza mozzafiato, ha 300 stanze e 40 ettari di campagna. E’ stato presentato sette volte all’asta e sette volte è rimasto invenduto. Il suo prezzo è sceso a 3 milioni di euro.
Un patrimonio, quello delle ville venete, unico nel panorama mondiale, con le sue quasi 4000 dimore censite, i cinquecento cicli di affreschi presenti, i progetti del Palladio, le vicende storiche che le grandi hanno viste protagoniste.
Un’alternativa è finire nei raffinati cataloghi delle agenzie immobiliari del lusso, come Lionard che offrono alla clientela dei nababbi internazionali una decina di splendide Ville Venete. Il prezzo? Dai 3 ai 10 milioni, alcuni trattabili. I compratori? Per ora tanto interesse e curiosità ma una volta che i possibili acquirenti entrano nei dettagli e soprattutto vengono a conoscenza dei "costi collaterali" abbandonano l’idea dell’acquisto.
D’altra parte era lo stesso Palladio che sosteneva come in fondo al nobile bastassero tre stanze, una per dormire, una per mangiare e l’altra per lavorare. Il resto, ora più di ieri, costa troppo.
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